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Beit jala: proiettili sul corteo dei medi(a)ttivisti


il corteo di attivisti pacifisti a beit jala che volevano visitare le case
occupate dall'esercito israeliano e' stato disperso con colpi di fucile dai carri armati della IDF.


Alle 15.00 ora locale gli attivisti italiani del coordinamento nazionale in
sostegno dell'intifada e di indymedia italia, i francesi e svizzeri del GIPP,
e gli internazionali dell'International Solidarity Movement si sono riuniti
di fronte allo star hotel per dare vita a un piccolo corteo che arrivasse
fino a Beit jala per visitare le case occupate dall'esercito israeliano e
portare solidarieta' al popolo palestinese.
In circa 100 persone ci siamo mossi verso Beit Jala, in una betlemme deserta
che niente di buono lasciava presagire.
Anche il fatto che due bus di attivisti di Action 4 peace che insieme a una
parlamentare dovevano raggiunti fossero stati fermati al checkpoint, non ci
dava grandi speranze nei confronti dell'IDF.
Scanditi dal suono del clarino di A., e dal battimani ci siamo incamminati
sulla salita che porta al villaggio di beit jala. "Stop the Occupation"
"Sharon you will see palestina will be free" gli slogan scanditi mentre ci
inerpichiamo.
Arriviamo al punto in cui due giorni fa abbiamo incrociato i carri armati e
la strada e' deserta. Continuiamo quindi verso le case in cui si sono
posizionati i cecchini, davanti alle quali sappiamo essere parcheggiati i
carri, per tentare di portare la solidarieta' ai palestinesi che sono
confinati in esse.
A un certo punto si presenta davanti a noi un carro armato. Nella torretta un
soldato sui 20-25 anni ci guarda con indifferenza. COn la freddezza di chi sa
che cosa deve fare e sa che cio' fa parte della sua vita. Si avvicinano i
negoziatori del gruppo per tentare di trattare un avanzamento.
Subito partono le prime raffiche a qualche metro dai loro piedi. Non sono
proiettili di gomma. Sono proiettili veri. Fanno male. Le persone non
panicano, si raggruppano, e si cerca di mandare nuovamente avanti i
negoziatori. I colpi di fucile mitragliatore non lasciano spazi a commenti.
Cominciamo a indiettreggiare lentamente per evitare il panico e situazioni di
caos ancora piu' pericolose. I colpi si fanno semrpe piu' frequenti e vicini.
Vedo colpire il marciapiede a dieci centimetri dalla caviglia di un signore
di mezza eta'. vedo colpi sui muri. Vedo colpi in dierezione di telecamere e
di macchine fotografiche. Il carro avanza. Il grosso delle persone si
allontana con passo sostenuto, mentre un paio di file camminano
indietreggiando lentamente. I soldati continuano a spararci addosso. Alcuni
di noi rimangono bloccati dietro un cancelletto in un pertugio laterale, e
nonostante i nostri richiami siamo costretti a lasciarli rifugiati in una
casa. Poco dopo un colpo arriva sul muiro di fianco a me.
Sento un urto in mezzo allo sterno.
Ci penso un attimo. Bestemmio ma non sento dolore e quindi penso che va tutto
bene. Mi giro e vedo una ragazza sbiancare e voltarsi e svenire nelle braccia
di M.. Il sangue sulla sua felpa. Le sirene dell'ambulanza. Per me sara'
se,mpre la prima persona ferita. Non so se siua cosi'. So che
l'indietreggiamento continua inesorabile per venbti lunghi minuti. Piano
piano la tensione si allenta e pensiamo solo a quando finalmente il carro
smettera' di starci a due metri di distanza. E a tenere la fila sullo stesso
passo.
In una vietta laterale un cameraman e una giornalista tentano di salire in
macchina.
I soldati no gradiscono e li riempiono di raffiche sotto i nostri sguardi
impotenti, fino a che questi non si decidono, illesi ma terrorizzati, a
unirsi al corteo che indietreggia.
Finalmente uno slargo. I carri si fermano. esce una macchina fotografica
dalla botola di ingresso nel tank. Ne esce un braccio che tiene in mano una
macchina fotografica.
Foto ricordo per la mamma, altre 100 persone a cui ho sparato addosso.
Sono talmente attonito che non riesco a scatttare una foto alla scena.
CI giriamo finalmente e torniamo verso Betlemme.
Ci informiamo sui feriti: sono 7, di cui una, la ragazza, in sala operatoria.
Era di fianco a me.
Altri hanno screzi vari causati da schegge e sassolini impazziti sotto i
proiettili.
CI dirigiamo al centro ibdaa, per comunicare.
L'occupazione e' una realta' piu' viva adesso per noi. Come per migliaia di
palestinesi tutti i giorni. Come la guerra.
Non si puo' stare a guardare

01 aprile 2002
Betlemme
Palestina

Corrispondenze dai territori occupati:
http://www.tmcrew.org/int/palestina/primavera_2002/index.htm
Indymedia Italia - http://italy.indymedia.org/
Indymedia Palestina - http://jerusalem.indymedia.org
Radio Gap (ogni giorno diretta alle 18.30) - http://www.radiogap.net/it/index.html

 


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